Che cos’è mai la Selvicoltura: una Scienza, una Tecnica, un’Arte ? Primarie considerazioni

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Alcune riflessioni su questo appassionante interrogativo dei «selvicoltori sistemici»
Primarie considerazioni

Il professor Orazio Ciancio, fondatore della «selvicoltura sistemica», è stato assillato – Sin da quando ero studente – ahimè quanto tempo è passato!“ – dal problema se la selvicoltura fosse una scienza oppure una tecnica La “strana tendenza in campo forestale” di aver “sempre considerato” e di “continuare a considerare la selvicoltura una tecnica” era fonte di turbamento e “questa condizione non mi convinceva”.

Rodin pensatore

Rodin, Le Penseur (1880-1904)

Al pressante interrogativo «Selvicoltura: Scienza o Tecnica?», vien data finalmente una inequivocabile risposta basata sull’assioma che “La ricerca scientifica è un’attività complessa in cui si utilizzano strumenti concettuali e materiali. E poiché si fonda sulla destrezza – operativa e intellettuale – è un’arte (Ciancio, 1994). Appunto, l’arte della ricerca scientifica”.1

Le conoscenze scientifiche deriverebbero quindi dalla sagacia, accortezza e maestria del ricercatore dotato non solo di «destrezza – operativa e intellettuale», ma anche di una naturale predisposizione a rendere la «scienza» un’«arte». Quest’ultima asserzione, che la ricerca scientifica è «arte», si basa su un’auto-citazione, la quale in genere non è sufficiente ad attestare la validità di una di una tesi e quindi il dilemma se la selvicoltura sia, oltreché «scienza», anche «arte» non è sciolto; a meno che l’autore non chiarisca a quali canoni estetici egli si riferisca.
Purtroppo, da parte dei «selvicoltori sistemici» è invalso l’uso di ricorrere ad autocitazioni, a citazioni incrociate oppure, come in questo caso, all’impiego approssimativo di espressioni, che dovrebbero attestare la validità di determinate proposizioni, ma che in realtà meriterebbero una analisi più attenta per dar modo al lettore di capire il loro reale significato.2

La scienza è in una certa misura un’attività visionaria e “il pensiero scientifico si nutre della capacità di vedere le cose in modo diverso da come le vedevamo prima”.3
Anche il professor Ciancio la vede così e infatti raccomanda:

einstein-citazioni-errate

Albert Einstein, Aforismi

Dedica mezz’ora al giorno a pensare al contrario di come stanno pensando i tuoi colleghi (Albert Einstein)

Egli cerca in tal modo di corroborare la sua immagine di eretico portatore di “idee che vanno oltre il comune pensare e il sapere costituito”. Lodevole intento far propria l’esortazione di Einstein a non essere conformisti, questo però non basta per sviluppare delle teorie ed applicazioni innovative in selvicoltura.

In qualche caso le conoscenze scientifiche possono derivare da intuizioni individuali, ma la scienza è oramai “un’impresa collettiva e progressiva volta a cogliere gli aspetti riproducibili di un numero sempre maggiore di fenomeni naturali e a comunicarli attraverso lo spazio e il tempo in forma sinottica e internamente non contraddittoria, in modo da porre chiunque in condizione di fare previsioni fondate e di progettare e mettere in atto «macchine» funzionanti, siano esse di natura materiale o mentale”.4

L’elemento discriminante della vera scienza è l’uso della ragione e della logica, ma questo non basta: “la differenza fra le scienze sperimentali e altre forme di speculazione teorica sul reale, non consiste nell’uso della ragione, che è comune a tutte quante, quanto piuttosto nel fatto che la scienza non si ferma lì, ma è consapevole di aver bisogno della verifica sperimentale”.5

Sono i fatti sperimentali, le applicazioni pratiche, la capacità di prevedere con ragionevole precisione determinati processi o eventi che confermano o smentiscono una teoria scientifica. Le riflessioni sulle “implicazioni filosofiche che toccano le basi della scienza” possono aiutarci a capire come esse abbiano “… dato vita ai più importanti processi che hanno rivoluzionato la struttura delle scienze di avanguardia”, però potrebbero anche farci comprendere i grossolani fraintendimenti alimentati da alcune filosofie alla moda, che hanno diffuso scetticismo nei confronti della scienza e della tecnica.
Questo, a mio avviso, è il caso della «selvicoltura sistemica».

Da vari anni oramai, in ogni convegno forestale viene riservato ampio spazio all’esposizione dei fondamenti selvicolturali, filosofici ed etici di questa «disciplina», grazie anche all’ampia disponibilità da parte dell’autore e dei suoi collaboratori di utilizzare i mezzi di comunicazione della Facoltà di Scienze forestali dell’Università fiorentina e dell’Accademia di Scienze Forestali («L’Italia Forestale e Montana», «AISF», «Ricerca forestale», «SISEF», ecc.).
In pratica, non si registra manifestazione o evento forestale dove non vengano esposte le tesi cardine della «selvicoltura sistemica», magnificata come “
un’idea scientifica e tecnica imperniata su un principio di logica elementare: il rispetto degli equilibri bioecologici del bosco, ovvero la doverosa attenzione verso una entità che ha valore in sé”.6
Asserzione questa che assomiglia più ad uno spot pubblicitario che ad enunciazione scientifica.

Si sa che “La speculazione teorica con un sapore vagamente filosofico è una tentazione ricorrente nella vita di uno scienziato” e quindi non dobbiamo meravigliarci se “Alcuni scienziati si sono dedicati a una certa età a elaborare e pubblicizzare nuove idee, generalmente speculative anche se appoggiate in parte su considerazioni di carattere scientifico”.7 Possiamo considerare con una certa indulgenza le speculazioni epistemologiche dell’autore, ma non si può sorvolare sul fatto che i «selvicoltori sistemici» preferiscano disquisire su ipotesi metafisiche, quali su una presunta «organicità» del bosco, inteso come «sistema autopoieutico», oppure discutano con molto impegno tesi (piuttosto balzane) riguardanti il problema se la selvicoltura sia «una scienza, una tecnica e/o un’arte», oppure se il bosco sia un «sistema biologico complesso autopoieutico detentore di diritti», piuttosto che discutere concretamente sugli attuali problemi forestali.
Sarebbe più proficuo che il confronto avvenisse su temi reali della coltura e gestione delle biocenosi boschive, tenendo conto anche del pietoso stato dei servizi, dell’istruzione e della ricerca forestale nel nostro Paese.
Purtroppo sappiamo che le discussioni sulla politica forestale e ambientale hanno assunto connotazioni virtuali ed è invalsa una fatalistica rassegnazione ad accettare ogni evento calamitoso come un «Destino», che ci esime da ogni responsabilità e ci dispensa da qualsivoglia provvedimento.
Ritengo comunque inammissibile che uno sparuto gruppo di «selvicoltori sistemici» monopolizzi – senza alcun controllo editoriale e scientifico – i mezzi di informazione per esporre e divulgare idee peregrine, prive di ogni fondamento scientifico sull’ecologia forestale e sulla selvicoltura.
Tra i cultori della cosiddetta «selvicoltura sistemica» è invalsa inoltre l’abitudine all’auto- o all’etero-plagio, ricorrendo di frequente a citazioni personali, a manipolati riferimenti filosofico-culturali o al riciclo di precedenti scritti.8

Einstein inerzia & disastro

Albert Einstein, Aforismi.

Quando convinzioni e punti di vista personali oppure ideologie metafisiche sono frammiste a conoscenze scientifiche sperimentalmente provate, si genera confusione nei lettori e non si aiutano gli operatori ad adottare razionali pratiche d’uso e di gestione delle risorse forestali.
I ricercatori e i tecnici forestali dovrebbero, a loro volta, essere consapevoli che “
il danno maggiore si ha quando l’autore eventualmente approfitta della sua attività scientifica per far passare per scientifiche alcune sue idee che, seppure interessanti, scientifiche non sono” dal momento che “il lettore medio è indifeso contro tali arbìtri”.9 Quanti poi apprendono o praticano la selvicoltura subiscono un danno superiore, perché di fronte allo strapotere accademico hanno poche possibilità di mettere in discussione o di contrastare affermazioni false o opinabili.
D’altra parte, i docenti e i ricercatori, che per quieto vivere si limitano a sorridere con sufficienza su molte affermazioni dei «selvicoltori sistemici», condividono, almeno in parte, la responsabilità di lasciar libero corso alla diffusione di elucubrazioni pseudo-scientifiche e di ideologie che, senza apportare alcun giovamento al deplorevole stato della politica forestale, concorrono a minare la credibilità di quanti esercitano la pratica di coltivare e gestire i boschi.

Millet Jean-François: Forest workers at the wood saws

Millet Jean-François: Forest workers at the wood saws

Secondo il professor Ciancio:

Il fisico perviene a una teoria attraverso mezzi puramente speculativi. In breve, la deduzione non va dai fatti alle supposizioni teoriche ma da queste ai fatti ed ai dati ottenuti sperimentalmente. Di conseguenza le teorie si sviluppano deduttivamente per poi sottoporle a prove sperimentali dalle quali è possibile verificare l’attendibilità dei principi fondanti.10

Friedrich Nietzsche, Aforismi

Ammesso che le teorie della fisica si sviluppino deduttivamente, perché questa supposizione dovrebbe valere anche per altre discipline e, in particolare, per la selvicoltura ?
L’affermazione che “Le teorie, [come vedremo in seguito,] non possono non derivare che da intuizioni o da congetture, quindi, non da dati acquisibili per via sperimentale”11 è opinabile soprattutto se si tratta di discipline applicative, come la selvicoltura, dove le osservazioni e la valutazione analitica dei fenomeni naturali stanno alla base di ipotesi scientifiche che devono essere avvalorate mediante la sperimentazione.

Ogni disciplina ha modi specifici di ricerca e le indagini scientifiche non si fondano tutte su processi logici deduttivi, che ricavano da principi generali le conseguenze relative a casi particolari. Il metodo scientifico moderno nasce dalla sintesi tra osservazione e teoria e le osservazioni non servono unicamente a catalogare i fenomeni – come talvolta avveniva in passato – ma sono indispensabili per cogliere i meccanismi che regolano i fenomeni, e, a tal fine, si adottano metodi analitici specifici. La generalizzazione teorica procede quindi congiuntamente al processo di indagine del fenomeno osservato.

Analogamente è arbitrario asserire che: “Per teorie, si sa, si intendono le ipotesi che deduttivamente predeterminano la formulazione dei princìpi fondanti di una scienza – nella fattispecie la selvicoltura – con lo scopo di spiegare i fenomeni naturali e antropici che interagiscono con il sistema biologico complesso bosco”, perché le «teorie scientifiche» non nascono all’improvviso da meditazioni teoriche del ricercatore. Questi può ipotizzare la possibilità che determinati fenomeni siano conseguenti a specifici fattori, ma affinché un’ipotesi diventi «teoria scientifica» è necessario che essa sia sottoposta al vaglio del «metodo sperimentale» e sia confermata da ulteriori osservazioni che ne convalidino la validità in un certo ambito. Del resto “Già Galileo si era accorto che non esiste nessun esperimento che possa rivelare ad un osservatore se sta fermo, o se si muove di moto uniforme”, e quindi “perché la formulazione delle leggi risulti la stessa in tutti i sistemi, i diversi osservatori dovranno osservare e misurare valori un po’ diversi delle varie grandezze fisiche”.12

Nel gergo scientifico il termine «teoria» indica un insieme di descrizioni e modelli che hanno una solida base empirica e sono in grado di spiegare fenomeni osservati attualmente o in precedenza. La teoria scientifica è esente da contraddizioni logiche, limitata nel numero di ipotesi avanzate (rasoio di Occam), in grado di fare delle previsioni testabili e riproducibili nel tempo, modificabili o confutabili se contraddette da nuove osservazioni. Ogni ipotesi scientifica trae origine da un complesso storico di idee, osservazioni e conoscenze già consolidate su determinati fenomeni. Solamente quando l’ipotesi è confermata da esperimenti condotti con metodo scientifico o da ulteriori osservazioni realizzate con metodi sperimentali diversi, si può parlare di «teoria» o addirittura di «fatto scientifico».
Einstein del resto ci ricorda che una teoria scientifica “
è il tentativo di rapportare la caotica varietà della nostra esperienza sensoriale a un sistema di pensiero logicamente uniforme”…”in tale sistema le singole esperienze devono correlarsi alla struttura teorica in modo che la coordinazione derivante sia unica e convincente”.13 Una teoria tradizionalmente accettata può essere messa in dubbio da osservazioni più precise ed articolate o da nuove esperienze sui fenomeni investigati e pertanto può essere modificata o sostituita con una più avanzata, senza peraltro intaccarne l’autorevolezza.

In ogni caso, qualsiasi discussione scientifica è ostacolata se il linguaggio è ambiguo, i riferimenti logici approssimativi, le citazioni monche o alterate. Purtroppo anche nelle scienze si è andato diffondendo l’uso di un linguaggio «politicamente corretto» con sapore vagamente censorio o accattivante, che si accompagna all’impiego di termini metaforici o espressioni «di plastica»14, che, decontestualizzate dall’originario contesto tecnico-scientifico, acquistano nelle conversazioni correnti valenza di «slogan», di locuzione polisemica (Buzzword, Mot à la mode) interpretabile a piacimento. Questo vale in particolare per termini «struttura», «sistema», «rete», «complesso», «sostenibilità», ecc. – apparentemente dotati di rigore scientifico, ma diventati nell’uso corrente locuzioni cangianti, prive di un preciso valore semantico e logico-scientifico.
È così venuto meno uno dei presupposti fondamentali della scienza: l’utilizzazione di un linguaggio privo di ambiguità, tale da garantire “
lo scambio comunicativo (orale o scritto) e il deposito e la tradizionalizzazione delle scoperte “.15
Nel caso della ««selvicoltura sistemica»» tutto questo è aggravato dall’abuso di espressioni metaforiche, da descrizioni e classificazioni poco rigorose dei fatti e dei parametri utilizzati e da frequenti pletorici richiami a scritti non attinenti al tema trattato. Questo non agevola una valutazione fondata su criteri logici e sperimentali delle tesi esposte e offre il destro ai «silvo-sistemici» di insinuare che i critici abbiano travisato o non compreso le tesi esposte. Per questo l’autore raccomanda ai lettori “uno sforzo culturale associato al tentativo di cancellare dalla memoria i pregiudizi che una tale problematica, che investe aspetti scientifici, tecnici, economici ed etici, pone ai professionisti abituati a esaminare e vedere le cose con i «tempi forestali»”.16

Si è detto, e certamente non senza ragione, che spesso “l’uomo di scienza è un mediocre filosofo”, ciò nonostante, osservava Einstein, “il fisico non può semplicemente lasciare al filosofo la considerazione critica dei fondamenti teorici; perché è proprio lui che sa meglio di tutti e percepisce con maggior precisione che cosa non vada. Nel cercare dei fondamenti nuovi, egli deve chiarirsi fino a che punto i concetti da lui adoperati siano giustificati e necessari”.17

I fisici, gli studiosi di epistemologia, oppure gli storici che indagano sulla scienza e sulla tecnica legata alla natura hanno dissertato e discusso animatamente sui problemi sorti con le straordinarie innovazioni della fisica del XX secolo: vale a dire la «relatività» e la «meccanica quantistica». Queste teorie hanno avuto certamente un significativo impatto sulla fisica classica, ma non si può affermare che esse abbiano stravolto il modo di far selvicoltura e di gestire le foreste e l’ambiente naturale.
In ogni caso, l’affermazione che la «teoria dei quanti» ha decretato l’insuccesso della fisica classica è del tutto peregrina, perché non c’è stata alcuna «falsificazione»
delle teorie fisiche precedenti, ma piuttosto un loro ampliamento e completamento. Raramente infatti si verifica una cancellazione delle teorie precedenti in quanto prive di ogni validità. Il più delle volte si tratta di un ampliamento dell’ambito di validità e di applicabilità delle nuove scoperte. “Il cammino del progresso scientifico è tale che ogni nuovo episodio amplia un po’ il dominio di validità della teoria preesistente, senza inficiare quanto si sapeva a proposito del dominio precedente”. Tant’è vero che “il fisico ha continuato a utilizzare formule, che in alcuni casi sono un po’ diverse da quelle di prima e ha concepito esperimenti, che per definizione sono sempre nuovi esperimenti, ma non si è mai sognato di pensare che non poteva più usare le vecchie formule, naturalmente all’interno della propria validità”.18

La scoperta della relatività non ha dimostrato che la meccanica e la fisica classica erano false: non c’è stata alcuna smentita alle teorie di Newton. Attraverso questa estensione delle osservazioni è stato ampliato l’ambito di validità e le condizioni di applicazione della fisica classica.
einstein-flattheoryA questo proposito, il fisico Asimov fa notare che la teoria di Newton funziona perfettamente per la maggior parte delle applicazioni correnti e “
Quella di Einstein [relatività] è stata accettata, rispetto a quella di Newton, non già come una teoria sostitutiva, ma come una teoria più perfezionata: Si può ancora utilizzare la concezione newtoniana dell’universo come un’approssimazione semplificata che funziona abbastanza bene nella vita ordinaria e anche nell’astronomia comune, perfino per mettere in orbita dei satelliti …”.19 Anche il Leopardi, pur non essendo un fisico, aveva notato che “dalla pubblicazione de’ principi matematici di filosofia naturale (1687) a’ di nostri , non è sorto sistema alcuno di fisica che sia prevaluto a quello di Newton, e quasi niun altro sistema di fisica assolutamente, almeno che abbia pur bilanciato nella opinione per un momento quello di Newton … benché questo sia tutt’altro che certo e perfetto, anzi riconosciuto ben difettoso in molte parti, oltre alla insufficienza generale de’ suoi principi per ispiegare veramente a fondo i fenomeni naturali”.20 Analoghe considerazioni valgono per la fisica quantistica, teoria proposta per spiegare il comportamento delle particelle subatomiche, che ha ampliato il “dominio di validità della teoria preesistente, senza inficiare quanto si sapeva del dominio precedente”.

In quasi tutti gli scritti dei «silvo-sistemici» traspare un’ostilità di fondo contro la «teoria meccanicistica newtoniana» e la logica razionale di Bacone, Galileo, Cartesio e dei pensatori dell’Illuminismo: “… Malgrado gli elementi conoscitivi acquisiti dopo un lungo e complicato impegno concettuale avvenuto nel secolo scorso, nella ricerca forestale si continui a operare secondo la logica della meccanica newtoniana. Cioè con l’accettazione acritica del principio che allora – e purtroppo ancor oggi – dominava e continua a dominare”.21

Isaac Newton, Biography

Isaac Newton, Biography

Sostenere che il “paradigma scientifico riduzionista e meccanicista ispirato ai principi della meccanica di Newton, della matematica di Cartesio e della metodologia scientifica di Bacone” ha “evidenziato rilevanti limiti nella conoscenza della realtà, una sostanziale incapacità di comprendere i processi a elevato grado di complessità e molti gravi effetti collaterali negativi sugli ecosistemi, conseguenti a un’applicazione indiscriminata e acritica della tecnologia”22, è del tutto priva di senso, una banale millanteria antiscientifica, una sparata che meriterebbe una “risatella amara” (Pasolini).
È ben vero che l’assertore di queste banalità si rifà ad affermazioni di Rifkin (1982) e di Cheli (2010),23 cercando un sostegno filosofico ad enunciati peregrini che nulla hanno a che fare con la ricerca scientifica e men che meno con la selvicoltura. Purtroppo questo ricercatore fa proprio, in maniera del tutto acritica, quanto affermano autorevoli esponenti della «selvicoltura sistemica» e cioè che “Il paradigma scientifico, identificato anche come cartesiano o newtoniano, si basa sul concetto di oggettività della scienza. Le descrizioni sono considerate scientifiche se indipendenti dall’osservatore e dal processo di conoscenza. In breve, secondo questa visione la conoscenza si costruisce passo dopo passo in modo indefinito, nella presunzione di pervenire a certezze definitive. Da tempo in campo scientifico domina la metafora secondo la quale la conoscenza si configura come un edificio, con le fondamenta, i mattoni di base… L’atteggiamento nei confronti dell’oggetto di studio – nella fattispecie il bosco – è quello del dominio e del controllo”.24

Capisaldi della Meccanica Classica

Capisaldi della Meccanica Classica

Né lo scopritore del paradigma della «selvicoltura sistemica», né i suoi solerti seguaci illustrano in qual modo la teoria della relatività o quella quantistica hanno modificato il modo di operare sul bosco o stravolto le ricerche sull’ecologia e sinecologia delle biocenosi forestali. Per tutti i fenomeni della vita quotidiana si fa continuo uso dei concetti della fisica classica e tutti gli interventi per utilizzare o gestire il bosco si basano sugli strumenti pratici e teorici derivati dalle scienze fisiche e biologiche. Le conoscenze scientifiche accumulate nel tempo hanno favorito un enorme sviluppo della tecnica e le applicazioni pratiche, che ne sono derivate, sono la prova concreta della validità delle teorie scientifiche. Se consideriamo il numero di ritrovati tecnologici utilizzati nella vita quotidiana e anche nella pratica forestale, possiamo tranquillamente affermare che la tecnica ha contribuito enormemente a migliorare la nostra esistenza e il nostro lavoro di forestali. Basti pensare al calcolo differenziale o infinitesimale (scoperta newtoniana condivisa con Leibniz) impiegato fin dai primordi per valutare l’accrescimento e il valore economico dei soprassuoli forestali, oppure al sistema cartesiano di individuazione e localizzazione spaziale di molti caratteri del bosco. Per non parlare dei ritrovati meccanici e fisici che hanno reso più efficace e meno faticoso il lavoro di utilizzazione e di gestione delle risorse forestali.
Per evitare generiche condanne della tecnologia, assunta come fonte di tutti i mali moderni in base ad una vulgata ambientalista anti-scientifica, sarebbe opportuno che i ricercatori forestali esaminassero in concreto l’impatto sul bosco dei ritrovati tecnologici impiegati nella selvicoltura, valutandone gli effetti sia sulle dinamiche evolutive delle diverse biocenosi sia sulla salute e condizioni di vita degli operatori.

L’indagine sull’origine delle teorie della fisica dovrebbe essere lasciata ai fisici e agli epistemologi conoscitori di questa scienza, senza pretendere di dimostrare, in base a presunte analogie con questa disciplina, che la «selvicoltura sistemica» ha tutti i crismi per essere considerata «scienza».25

L’assunto che la selvicoltura si fondi su «teorie», le quali come “si sa [o meglio come il professor Ciancio sa] “ si intendono le ipotesi che deduttivamente predeterminano la formulazione dei princìpi fondanti di una scienza – nella fattispecie la selvicoltura – con lo scopo di spiegare i fenomeni naturali e antropici che interagiscono con il sistema biologico complesso bosco. Tali princìpi costituiscono la base dalla quale deriva la tecnica e la pratica operativa”.26 è infondato, del tutto personale, perché una «teoria» è «scientifica» se contiene enunciati verificabili empiricamente o logicamente, quando cioè la validità è confermata attraverso applicazioni pratiche o procedure logiche di validazione. Gli enunciati teorici sono avvalorati attraverso la «verificabilità» o meglio la «confermabilità», che certifica l’accordo con l’esperienza esprimibile in termini di probabilità.
Questo processo ha carattere induttivo, poiché si procede dal particolare (dati acquisiti attraverso l’esperienza) al generale (enunciati universali e teorie derivate dai dati osservati).
La formulazione delle leggi scientifiche in base ad un ragionamento induttivo coincide con la logica probabilistica, dal momento che “
il grado di conferma di un’ipotesi (conclusione) in base a elementi probatori dati ( premesse) è di tipo probabilistico”. La scienza non ha alcuna “presunzione di pervenire a certezze definitive” né assolute. Essa “non è assolutamente in grado di dare un senso all’esistenza e non possiede ricette di felicità degli individui o dei popoli” e inoltre “non può promettere certezze assolute di natura metafisica, né tanto meno la Verità”.27 Alla base della conoscenza sta l’incertezza che, a sua volta, contribuisce a far crescere il nostro sapere. Anche se non esiste un fondamento assoluto, del tutto certo del sapere o un conoscere che non ammette alcun dubbio, è però irrefutabile che non tutti i saperi sono equivalenti e non tutte le teorie hanno ugual incertezza. Gran parte delle conoscenze scientifiche sono consolidate perché messe alla prova, discusse, sperimentate, vagliate nel tempo, perché “una teoria che spiega tutto, non è una teoria scientifica è un mito”.
Oltre a non rispondere a tutti gli argomenti possibili sulla nostra esistenza e sui molti perché del nostro vivere, singolo o collettivo, la scienza si limita a descrivere come avvengono certi fenomeni, “considerando gli eventi come spinti da dietro, non attratti davanti” senza vedere “un fine nel procedere degli eventi, un significato nel loro procedere né una meta”.28
Essa progredisce in continuazione, perché ogni fenomeno accertato e compreso nei suoi meccanismi genera nuovi interrogativi e nuove indagini, che apportano nuove conoscenze in grado di consolidare aspetti in parte già conosciuti oppure di indebolire teorie o conoscenze precedenti. Infatti “Ciascuna scienza cresce attraverso l’accumulazione di fatti nuovi e la metabolizzazione di nuove idee, che vengono inquadrate nel modello concettuale già stabilito”.29
Gli eventi dipinti enfaticamente come “rivoluzioni scientifiche” sono molto spesso fandonie o semplicemente illusorie speranze e il fatto che l’osservatore turbi il fenomeno osservato non significa che tutto l’apparato teorico delle scienze vada ripensato e magari sostituito da intuizioni soggettive oppure da indefinite visioni olistiche, che dovrebbero cogliere intuitivamente in modo complessivo la multiforme realtà naturale.
Mettere in discussione il “concetto di oggettività della scienza”, è chiaramente un’assurdità. I ricercatori – in quanto osservatori soggettivi dei fenomeni – sono sempre vincolati ad analizzare, descrivere, misurare e valutare gli eventi in base a procedure codificate e condivise e, qualora avanzino delle ipotesi sulla possibilità o eventualità che determinati fatti, situazioni o accadimenti abbiano luogo, sono tenuti a descrivere e comunicare quanto osservato mediante precise, inequivocabili e dettagliate delucidazioni. Presupposto fondamentale della scienza è infatti quello di cogliere gli aspetti riproducibili dei fenomeni naturali per poterli comunicare attraverso lo spazio e il tempo, e permettere a chiunque di poter verificare e mettere in pratica quanto scoperto.
In mancanza di descrizioni oggettive dei fenomeni analizzati, di protocolli sperimentali, di classificazioni e di metodi analitici condivisi è impossibile ogni confronto, previsione e applicazione di qualsiasi ritrovato materiale o teorico.

giphy Pisolo

“Pensino ora i miei venticinque lettori…” (beh! Non esageriamo sul numero) a riposarsi da questa spossante lettura e, dopo un meritato riposo, (se avranno costanza e forza) esaminino la seconda parte dell’articolo “Cos’è mai la selvicoltura: una scienza, una tecnica, un’arte? “Secondarie considerazioni.

 

  1. Ciancio Orazio, 2015 – Ricerca conoscenza arte in selvicoltura. L’Italia Forestale e Montana, 70 (2): 77‐81.
  2. Nelle pubblicazioni dell’autore e dei sostenitori della «selvicoltura sistemica» le autocitazioni (Self-citation) e le citazioni incrociate (Cross-citation) ammontano mediamente al 35% , con punte di 80%. Questo fatto concorre ad aumentare la visibilità (non certo la credibilità) degli scritti sul tema specifico e costituisce purtroppo un elemento di distorsione nelle valutazioni del fattore impatto (Impact Factor) delle pubblicazioni.
  3. Rovelli Carlo, 2014 – Sette brevi lezioni di fisica. Adelphi edizioni, Milano, p. 31.
  4. Boncinelli Edoardo, 2015 – I sette ingredienti della scienza. Indiana Editore srl, Milano, p. 15.
  5. Boncinelli Edoardo, 2015 – I connotati della scienza. MicroMega, 5, p. 152.
  6. Ciancio Orazio, 2014 – Storia del Pensiero Forestale. Selvicoltura, Filosofia, Etica. Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, p. 46.
  7. Boncinelli Edoardo, 2015 – I connotati della scienza. MicroMega, 5, p.133.
  8. I casi di ripetitività dei medesimi temi filosofici, epistemologici e selvicolturali degli scritti dei «silvicoltori- sistemici» sono numerosissimi e le tesi espresse in questo nuovo scritto “Ricerca conoscenza arte in selvicoltura. L’Italia Forestale e Montana, 2015, 70 (2): 77‐81″ differiscono marginalmente da quanto scritto in “La selvicoltura: tecnica o scienza?” (L’Italia Forestale e Montana 70 (1): 3‐6, 2015).
  9. Boncinelli Edoardo, 2015 – I connotati della scienza. MicroMega, 5, p.135.
  10. Ciancio Orazio, 2015 – La selvicoltura: tecnica o scienza? L’Italia Forestale e Montana, 70 (1): 3‐6.
  11. Ciancio Orazio, 2015 – La selvicoltura: tecnica o scienza?. L’Italia Forestale e Montana, 2015, 70 (1): 3‐6.
  12. Citazione tratta da Boncinelli Edoardo, I connotati della scienza…
  13. Einstein Albert, 2015 – I fondamenti della fisica teorica, in Pensieri, Idee, Opinioni. New Compton editori, Milano.
  14. Il termine «parole di plastica» (Plastikwörter) è mutuato da Uwe Pörksen (Plastikwörter: Die Sprache einer internationalen Diktatur. Klett-Cotta Verlag, Stuttgart ,1988). Si tratta di parole inerenti generalmente all’ambito tecnico-scientifico, dotate, in questo contesto, di un chiaro inequivocabile significato, le quali nel linguaggio quotidiano non-specialistico perdono la loro specificità
  15. Maurizio Ferraris, 2012 – Scienza: che cosa sanno gli scienziati?. La biblioteca di Repubblica, Milano.
  16. Ciancio Orazio, 2010 – La teoria della «selvicoltura sistemica» i razionalisti e gli antirazionalisti, le «sterili disquisizioni» e il sonnambulismo dell’intellighenzia forestale. Accademia Italiana di Scienze Forestali, Tipografia Coppini, Firenze, p. 4.
  17. Einstein Albert, 2015 – Pensieri, idee, opinioni. New Compton editori, Roma, p. 56.
  18. Boncinelli Edoardo, 2015, I connotati della scienza. MicroMega, 5,p. 138.
  19. Asimov Isaac, 1984 – Il libro della fisica. Oscar Mondadori, Milano, p. 420-421.
  20. Leopardi Giacomo, Zibaldone 4 aprile 1824.
  21. Ciancio Orazio, Nocentini Susanna, 1996 – La selvicoltura sistemica: conseguenze scientifiche e tecniche. L’Italia Forestale e Montana 51 (2): 112-130.
  22. Menguzzato Giuliano, 2011 – Systemic silviculture and sustainable development. L’Italia Forestale e Montana, 66 (3): 225-228, (Versione in lingua italiana dell’articolo pubblicato sul numero 3/2011 de L’Italia Forestale e Montana).
  23. Rifkin Jeremy, 1982 – Entropia. La fondamentale legge della natura da cui dipende la qualità della vita. Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 323 p.
    Cheli Enrico, 2010 –
    Olismo: La scienza del futuro. Verso una civiltà ecologica, pacifica e consapevole. Xenia Edizioni, Milano, 250 p.
  24. Ciancio Orazio, Nocentini Susanna, 1996 – La selvicoltura sistemica: conseguenze scientifiche e tecniche. L’Italia Forestale e Montana 51 (2): 112-130.
  25. Per una dettagliata informazione sui contenuti della «selvicoltura sistemica» confronta il “Manifesto per la selvicoltura sistemica“.
  26. Ciancio Orazio, 2010 – La teoria della selvicoltura sistemica: i razionalisti e gli anti-razionalisti, le «sterili disquisizioni» e il sonnambulismo dell’intellighenzia forestale. Accademia Italiana di Scienze Forestali, Tipografia Coppini, Firenze, p. 4.
  27. Boncinelli Edoardo, 2015 – I sette ingredienti della scienza. Indiana editori srl, Milano, p. 92.
  28. Boncinelli Edoardo, I sette ingredienti della scienza, p. 93.
  29. Boncinelli Edoardo, 2015, I connotati della scienza. MicroMega, 5,p. 135.

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